(Italiano) Un pozzo a Mogong

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Articolo uscito su: http://solidarietainternazionale.it

di Jean-Paul Amadou Zigaou
Coordinatore AMT/WAFA in Camerun

L’esperienza dell’associazione locale AMT/WAFA protagonista di solidarietà e cooperazione. La formazione al centro. La realizzazione di un pozzo per l’accesso all’acqua per uso alimentare e domestico, utile per l’irrigazione dei campi e il sostentamento del bestiame.

I cosiddetti “paesi del Terzo Mondo” o “in via di sviluppo”, attraverso la Cooperazione Internazionale, si impegnano nel dar vita a progetti di sviluppo sostenibile i cui principali beneficiari sono le popolazioni delle aree rurali in condizioni di estrema povertà. Nel 2003, in Camerun, paese dell’area equatoriale dell’Africa centrale, un gruppo di giovani locali ha fondato l’associazione pubblica senza scopo di lucro “Action World for All / World Action For All” (AMT/WAFA). Il 1° gennaio 2003, a Mogong, nel distretto di Moutourwa, nel dipartimento di Mayo-Kani (Regione Estremo Nord), le idee proposte dai quei giovani volenterosi hanno preso forma e sono divenute azioni concrete, coinvolgendo gli agricoltori autoctoni in un processo di responsabilizzazione. Le iniziative sono state modellate su differenti osservazioni e in risposta a specifici problemi: penuria nella produzione agricola, scarsità di piogge, analfabetismo, mancanza di accesso all’acqua potabile, ecc.

Preso atto della situazione, l’associazione AMT/WAFA, in coerenza con i valori su cui si fonda, si è impegnata nel supervisionare e assistere le popolazioni locali senza fare distinzione di appartenenza etnica o religiosa, in modo che vivessero tutte con dignità e in prosperità, secondo la volontà di Dio, in armonia nella propria terra. La strategia di intervento dell’associazione si basa sulla consulenza e supporto formativo, sullo studio e la scrittura di progetti per lo sviluppo, sull’esecuzione e la valutazione attenta di ogni attività. Lavorando al servizio dei comuni di Moutourwa e Ndoukoula, la popolazione che beneficia degli aiuti di AMT/WAFA è stimata in circa 70.000 abitanti.

La recente richiesta di finanziamento alla Chiesa Valdese per la costruzione di un pozzo nella località di Mogong è andata a buon fine e i lavori sono già iniziati. La proposta denominata “Acqua fonte di Vita” è stata presentata congiuntamente dal Cipsi in qualità di ente coordinatore e da AMT/WAFA in veste di ente realizzatore. L’associazione camerunese è entrata a far parte del coordinamento Cipsi nel 2015: un periodo breve ma caratterizzato da cooperazioni costanti, sempre armoniose e fruttifere, oggi più che mai.

“Acqua fonte di Vita”è un progetto lungimirante e di ampia portata poiché non solo faciliterà l’accesso all’acqua per uso alimentare e domestico, ma sarà utile per l’irrigazione dei campi e il sostentamento del bestiame,compensando la scarsità di precipitazioni. Il pozzo permetterà la nascita di campi coltivabili in una zona che, nella stagione secca, diventa assai arida. La varietà dei prodotti agricoli consentirà poi all’associazione di ampliare la propria gamma dei gruppi di contadini coinvolti. L’acqua è una risorsa di inestimabile valore. I suoi benefici sono moltissimi, su tutti i fronti. Rappresenta un bene essenziale per migliorare nel lungo termine le condizioni di vita del singolo e, di conseguenza, della comunità di cui fa parte. Costituisce, quindi, anche un deterrente all’emigrazione e allo spopolamento delle zone rurali. Questo è ben chiaro ad AMT/WAFA, al Cipsi e alla Chiesa Valdese, ecco perché l’ideazione e l’approvazione del progetto hanno suscitato molto entusiasmo. Di recente sono stati realizzati degli incontri con i potenziali fruitori del pozzo volti alla trasmissione del know hownecessario per gestire e manutenere a lungo termine, in autonomia, gli strumenti forniti. La popolazione locale, soprattutto i più giovani, sono stati coinvolti direttamente anche durante l’esecuzione dei lavori di perforazione terrestre e edificazione del pozzo stesso. Il prossimo passo consisterà nella costruzione di un sistema di irrigazione dei terreni circostanti.

Le tre entità, insieme alla popolazione beneficiaria, grazie a questo progetto, stanno contribuendo al raggiungimento di alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, come l’eliminazione della povertà estrema e della fame; un’alimentazione di qualità; la promozione di un’agricoltura biologica sostenibile; la facilitazione dell’accesso all’acqua per tutti; la gestione responsabile dei beni comuni. Attraverso le partnership per la realizzazione degli obiettivi globali, l’associazione camerunese continua a gettare le fondamenta per la costruzione di un processo di sviluppo integrale dei popoli.

 **Traduzione dal francese a cura di Giulia Segna (info@cipsi.it)

Camerun

Oggi la popolazione camerunese conta circa 19.522.000 abitanti, nonostante il tasso di crescita annuo non sia elevatissimo per un paese africano: 2,1%. L’esodo rurale è notevole e la popolazione urbana supera il 40% di quella totale, concentrandosi nelle due città principali: la capitale, Yaoundé, e Douala, il centro più popoloso e dinamico. Dopo l’indipendenza (1961) le condizioni economiche del Camerun hanno subito alterne vicende: una prima fase di espansione economica, sostenuta da capitali stranieri e accelerata dalla scoperta di giacimenti petroliferi, ha fatto progredire rapidamente il paese sulla via dello sviluppo economico. Ma intorno alla metà degli anni ‘80 l’economia è entrata in una fase di recessione per effetto dell’esaurimento dei pozzi. Ne è derivato un pesante indebitamento con l’estero e un deterioramento dell’intero quadro sociale, con aumento della disoccupazione e dello stato di povertà. Tuttavia, a partire dal 1997 l’economia camerunese ha cominciato a dare vistosi segni di ripresa, nonostante il paesecontinui ad essere essenzialmente agricolo.

(Italiano) Questa è l’Africa

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di Guido Barbera tratto da Solidarietà Internazionale – www.cipsi.it

Villaggio di Mogon, Regione di Morua, Nord Camerun. Sabato 11 luglio, ore 19,30. Scendo dalla jeep che mi ha portato al villaggio lungo una strada sterrata della savana, allagata dalla prima grande pioggia. Acqua e fango hanno reso molto difficile la guida dell’autista, ma non hanno fermato la gente del villaggio. Già a oltre due chilometri dal villaggio alcune moto erano in attesa del mio arrivo. Subito dopo alcuni giovani su vecchie biciclette, poi bambini, donne, anziani, tutti festosi, con canti e danze, agitando rami di alberi con poche foglie.

Il villaggio è senza luce. Non esiste energia elettrica. Per l’acqua, un solo pozzo costruito da un’associazione di giovani locali con l’aiuto della Fondazione Betlemme, costituita da Padre Danilo dei missionari del Pime. Il villaggio di 35mila abitanti è in festa. Danze e canti si protraggono fino a notte tarda. La gente in una lunghissima fila è davanti alla porta della casa che mi ospita per salutarmi. Mi portano un piatto con una grossa “palla” di polenta bianca accompagnata da “bullon” – piccoli pezzetti di carne in una salsa di foglie e pomodori. Mi spiegano che quando si cucina, si mette sempre da parte un po’ di polenta e qualcosa da mangiare per l’ospite che può arrivare inatteso. Se non arriva nessuno, il mattino seguente i bambini lo mangiano.

Questa accoglienza mi turba. Mi sconvolge. La mia testa corre a quanto ho lasciato in Italia. A chi vuole sparare sui gommoni per evitare che la gente arrivi in Italia, a chi non li vuole, a chi li condanna, a tutte le ipocrisie, di destra e di sinistra, che pesano sulla vita e sulla dignità di migliaia di esseri umani. Mi fermo a parlare con i saggi dei villaggi, con i capi villaggio, con i sindaci e i prefetti. Tutti mi ripetono la stessa cosa: “i nostri villaggi invecchiano. Non sappiamo più come trattenere i giovani. Sono spaventati dai terroristi di Boko Haram. Non c’è energia elettrica nei villaggi e non possono neppure ricaricare i loro telefoni. Non possono avere un computer, per questo partono. Per questo cercano l’Europa. Per questo muoiono nei vostri mari. E voi, cosa fate?”. Già, cosa facciamo noi? Cosa fa la cooperazione? Cosa fa il nostro Paese? Sinceramente provo vergogna di fronte a una politica che vede e vuole la cooperazione, come promozione delle nostre imprese e dei nostri interessi all’estero.

La promozione dell’approccio “Pubblico-Privato” non è niente altro che una nuova forma di colonizzazione dei potenti sugli sfruttati. Per questo la nuova legge italiana per la cooperazione è nata vecchia, e non serve alla tutela dei diritti e dei beni comuni dell’umanità. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo vi sono 232 milioni di migranti internazionali. Il numero di lavoratori migranti è raddoppiato rispetto al decennio precedente, con una maggioranza di giovani tra i 20 e i 35 anni. I migranti fuggono da guerre e persecuzioni. Ma fuggono anche, e soprattutto, dalla povertà, per cercare migliori opportunità economiche, come i giovani che ho incontrato in Camerun. Sono diventato rosso di vergogna, quando ho dovuto dire ai capi villaggio, ai sindaci e alle varie autorità che il Camerun non è “un Paese prioritario” per la cooperazione italiana.

Non ci sono contributi per loro. Non hanno neppure più la presenza e la collaborazione dei volontari e dei giovani in servizio civile, fatti rientrare per motivi di sicurezza. Non basta, caro presidente del Consiglio, andare ai Summit in Africa – Addis Abeba, 18 luglio – e dichiarare che “la vera sfida non è solo salvare vite umane ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive di lavoro qui. La gente scappa da una condizione di povertà e persecuzione. Noi dobbiamo fare di più. Dobbiamo investire nella cooperazione”. Come si può, in Africa, dichiarare di voler situare l’Italia al terzo – quarto posto tra i paesi più attivi nella coope- razione allo sviluppo entro il prossimo triennio, quando da vent’anni la nostra cooperazione ha abbandonato la cooperazione. Ha abbandonato i più poveri! Prima di pensare alla cooperazione come promozione delle imprese per la creazione di posti di lavoro, dobbiamo pensare alla cooperazione come garanzia dell’economia familiare e sociale, perché è questa a garantire la capacità di sopravvivenza della maggior parte dell’umanità. Basta poco, il microcredito lo dimostra, a garantire un futuro e il mantenimento della propria dignità a milioni di persone. Dobbiamo smetterla però con falsità, interessi e ipocrisie.

Dobbiamo smetterla di usare i media per diffondere false informazioni e costruire una cultura dell’odio, del rifiuto, del conflitto. Mi vergogno, come cittadino e come giornalista, di tutti coloro che usano la tragica sofferenza dei rifugiati, profughi e migranti, per fini politici e di campagna elettorale.

Ho sempre pensato alla politica come risposta e garanzia ai cittadini. Oggi la vedo solo più come strumento di divisione, conflitto e interesse dei centri di potere. E allora non mi resta che tornare alla mia Africa, sperando che non si lasci trasformare dai pinocchi italiani ed europei. Grazie Africa.

(Français) Un prêtre au service de la région la plus pauvre du Cameroun

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Source: https://fr.aleteia.org/2017/05/09/un-pretre-au-service-de-la-region-la-plus-pauvre-du-cameroun

Le père Emmanuel Woudokoui Degol est en année doctorale à l’université pontificale Angelicum à Rome. Prêtre du diocèse de Yagoua dans l’extrême nord du Cameroun, il a co-fondé l’association Action Monde pour Tous dont objectif est de permettre aux jeunes de vivre dignement sur leurs terres sans être contraints de partir en exil ou de contribuer à l’exode rural. Dans ce cadre-là, il a été aidé financièrement par l’association Harambee pour doter l’école primaire de Mogong-Moutourwa d’une bibliothèque scolaire et de matériel pédagogique. Rencontre avec le père Emmanuel.

Aleteia : Comment avez-vous connu Harambee ?

Père Emmanuel Woudokoui Degol : Je vis à Rome depuis quelques années pour mes études théologiques et en me promenant dans les rues j’ai vu une affiche d’Harambee, une association qui finance des projets en Afrique. Au Cameroun, j’ai co-fondé une association et comme nous avions besoin d’une aide financière pour une bibliothèque, je les ai donc appelés et c’est ainsi que notre collaboration a pu voir le jour.

De quelle nature était votre projet ?

Il s’agissait d’acheter du matériel pédagogique pour le primaire et des livres pour la bibliothèque de l’école publique de Mogong, à l’extrême nord du Cameroun dans cette région qui est la plus pauvre du Cameroun. Nous avions besoin que toutes les classes soient équipées en livres de manière à ce que chaque élève puisse suivre correctement les cours. Harambee nous finance donc à hauteur de 9 500 euros pour l’acquisition des armoires, des livres, de l’installation et de tout le matériel pédagogique dont peut avoir besoin une école primaire.

Quels conseils donner auriez-vous aux autres porteurs de projets, ceux qui voudraient être aidés par Harambee ?

Les dossiers et les formulaires ne sont pas difficiles à remplir car nous avons des projets de petite envergure. Ce qui importe c’est d’être méticuleux avec tout ce qui concerne les prix et les tarifs de ce que nous avons à financer. Harambee fait très attention à toute la partie comptabilité, c’est d’ailleurs une des forces de cette association qui veut aider l’Afrique et les Africains. Ils savent nous donner les conseils nécessaires pour mieux structurer nos projets et c’est une bonne chose.

Quels sont vos besoins à venir pour l’école de Mogong ?

Notre école compte environ 250 enfants entre 5 et 16 ans. Nous avons des salles de classe que depuis l’année dernière car avant nous étions dans des cases, les uns chez les autres, c’est pour cette raison que nous avons eu l’idée de déposer ce dossier et être aidé par Harambee. Nous avons encore beaucoup de choses à construire et qui sait, peut-être encore plusieurs projets avec eux. Ça serait formidable ! Mais en attendant, comme celui-ci n’est pas encore terminé, l’évaluation d’Harambee n’a pas encore eu lieu. Nous ne pouvons proposer qu’un seul projet par an et nous réfléchissons encore à ceux que nous pourrions porter dans les années à venir, ce pourrait être par exemple un accès à l’eau potable ou encore le développement de projets pédagogiques.


Plus d’information sur l’association du père Emmanuel : www.amt-wafa.org/fr
Plus d’information sur Harambee : www.harambeefrance.com

Propos recueillis par Sabine de Rozières.