Un point d’eau

Les pays dits du tiers monde ou ceux des pays en voie de développement, avec la coopération internationale comme pilier central, essaient de mettre en place des projets de développement durable dont les principaux bénéficiaires sont les populations des zones rurales vivant dans une extrême pauvreté.

Au Cameroun pays de la zone équatoriale (Afrique Centrale), en 2003, un groupe de jeunes a initié et créé l’Association d’utilité publique à but non lucratif dénommée Action Monde pour Tous/World Action For All.Ce 1erjour de janvier de l’année 2003, à Mogong, arrondissement de Moutourwa, département du Mayo-Kani dans l’extrême-nord, les idées partagées deviennent concrètes pour des actions d’accompagnement des paysans vers leur propre autonomisation. Les idées prennent corps suite aux constats divers : mauvaise production agricole, baisse annuelle de la pluviométrie, analphabétisme, non accès à l’eau potable…

Eu égards à ces tristes constats, l’association s’est définie pour vocation et but, l’encadrement technique intégral des populations sans distinction d’ethnie ou de confession religieuse, afin qu’elles vivent avec dignité et s’épanouissent selon le plan de Dieu sur leur terre. La stratégie d’intervention de l’association se base sur les appuis conseils et formation, les études et montage des projets de développement, exécution et évaluation de ces projets. Œuvrant au service des populations des communes d’arrondissement de Moutourwa et Ndoukoula, la population de ces deux communes est estimée à 70.000 habitants.

La soumission du projet de réalisation d’un point d’eau à vocation agropastorale à CHIESA VALDESE,validée et financée s’est vue la réalisation d’un point d’eau : de la prospection du point d’eau, le fonçage, le soufflage et le nettoyage du site pour les travaux ultérieurs. Ce projet à grande portée, facilitera l’accès à l’eau à la fois pour les usages domestiques, pour l’abreuvage des animaux et pour pallier aux insuffisances d’eau de pluies. Il permettra la mise en place d’une unité de production des cultures maraîchère dans une zone aride en pleine saison sèche. Les productions maraîchères vendues permettront à l’association d’élargir son éventail des groupements paysans accompagnés.

(Italiano) Questa è l’Africa

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di Guido Barbera tratto da Solidarietà Internazionale – www.cipsi.it

Villaggio di Mogon, Regione di Morua, Nord Camerun. Sabato 11 luglio, ore 19,30. Scendo dalla jeep che mi ha portato al villaggio lungo una strada sterrata della savana, allagata dalla prima grande pioggia. Acqua e fango hanno reso molto difficile la guida dell’autista, ma non hanno fermato la gente del villaggio. Già a oltre due chilometri dal villaggio alcune moto erano in attesa del mio arrivo. Subito dopo alcuni giovani su vecchie biciclette, poi bambini, donne, anziani, tutti festosi, con canti e danze, agitando rami di alberi con poche foglie.

Il villaggio è senza luce. Non esiste energia elettrica. Per l’acqua, un solo pozzo costruito da un’associazione di giovani locali con l’aiuto della Fondazione Betlemme, costituita da Padre Danilo dei missionari del Pime. Il villaggio di 35mila abitanti è in festa. Danze e canti si protraggono fino a notte tarda. La gente in una lunghissima fila è davanti alla porta della casa che mi ospita per salutarmi. Mi portano un piatto con una grossa “palla” di polenta bianca accompagnata da “bullon” – piccoli pezzetti di carne in una salsa di foglie e pomodori. Mi spiegano che quando si cucina, si mette sempre da parte un po’ di polenta e qualcosa da mangiare per l’ospite che può arrivare inatteso. Se non arriva nessuno, il mattino seguente i bambini lo mangiano.

Questa accoglienza mi turba. Mi sconvolge. La mia testa corre a quanto ho lasciato in Italia. A chi vuole sparare sui gommoni per evitare che la gente arrivi in Italia, a chi non li vuole, a chi li condanna, a tutte le ipocrisie, di destra e di sinistra, che pesano sulla vita e sulla dignità di migliaia di esseri umani. Mi fermo a parlare con i saggi dei villaggi, con i capi villaggio, con i sindaci e i prefetti. Tutti mi ripetono la stessa cosa: “i nostri villaggi invecchiano. Non sappiamo più come trattenere i giovani. Sono spaventati dai terroristi di Boko Haram. Non c’è energia elettrica nei villaggi e non possono neppure ricaricare i loro telefoni. Non possono avere un computer, per questo partono. Per questo cercano l’Europa. Per questo muoiono nei vostri mari. E voi, cosa fate?”. Già, cosa facciamo noi? Cosa fa la cooperazione? Cosa fa il nostro Paese? Sinceramente provo vergogna di fronte a una politica che vede e vuole la cooperazione, come promozione delle nostre imprese e dei nostri interessi all’estero.

La promozione dell’approccio “Pubblico-Privato” non è niente altro che una nuova forma di colonizzazione dei potenti sugli sfruttati. Per questo la nuova legge italiana per la cooperazione è nata vecchia, e non serve alla tutela dei diritti e dei beni comuni dell’umanità. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo vi sono 232 milioni di migranti internazionali. Il numero di lavoratori migranti è raddoppiato rispetto al decennio precedente, con una maggioranza di giovani tra i 20 e i 35 anni. I migranti fuggono da guerre e persecuzioni. Ma fuggono anche, e soprattutto, dalla povertà, per cercare migliori opportunità economiche, come i giovani che ho incontrato in Camerun. Sono diventato rosso di vergogna, quando ho dovuto dire ai capi villaggio, ai sindaci e alle varie autorità che il Camerun non è “un Paese prioritario” per la cooperazione italiana.

Non ci sono contributi per loro. Non hanno neppure più la presenza e la collaborazione dei volontari e dei giovani in servizio civile, fatti rientrare per motivi di sicurezza. Non basta, caro presidente del Consiglio, andare ai Summit in Africa – Addis Abeba, 18 luglio – e dichiarare che “la vera sfida non è solo salvare vite umane ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive di lavoro qui. La gente scappa da una condizione di povertà e persecuzione. Noi dobbiamo fare di più. Dobbiamo investire nella cooperazione”. Come si può, in Africa, dichiarare di voler situare l’Italia al terzo – quarto posto tra i paesi più attivi nella coope- razione allo sviluppo entro il prossimo triennio, quando da vent’anni la nostra cooperazione ha abbandonato la cooperazione. Ha abbandonato i più poveri! Prima di pensare alla cooperazione come promozione delle imprese per la creazione di posti di lavoro, dobbiamo pensare alla cooperazione come garanzia dell’economia familiare e sociale, perché è questa a garantire la capacità di sopravvivenza della maggior parte dell’umanità. Basta poco, il microcredito lo dimostra, a garantire un futuro e il mantenimento della propria dignità a milioni di persone. Dobbiamo smetterla però con falsità, interessi e ipocrisie.

Dobbiamo smetterla di usare i media per diffondere false informazioni e costruire una cultura dell’odio, del rifiuto, del conflitto. Mi vergogno, come cittadino e come giornalista, di tutti coloro che usano la tragica sofferenza dei rifugiati, profughi e migranti, per fini politici e di campagna elettorale.

Ho sempre pensato alla politica come risposta e garanzia ai cittadini. Oggi la vedo solo più come strumento di divisione, conflitto e interesse dei centri di potere. E allora non mi resta che tornare alla mia Africa, sperando che non si lasci trasformare dai pinocchi italiani ed europei. Grazie Africa.

Un prêtre au service de la région la plus pauvre du Cameroun

Source: https://fr.aleteia.org/2017/05/09/un-pretre-au-service-de-la-region-la-plus-pauvre-du-cameroun

Le père Emmanuel Woudokoui Degol est en année doctorale à l’université pontificale Angelicum à Rome. Prêtre du diocèse de Yagoua dans l’extrême nord du Cameroun, il a co-fondé l’association Action Monde pour Tous dont objectif est de permettre aux jeunes de vivre dignement sur leurs terres sans être contraints de partir en exil ou de contribuer à l’exode rural. Dans ce cadre-là, il a été aidé financièrement par l’association Harambee pour doter l’école primaire de Mogong-Moutourwa d’une bibliothèque scolaire et de matériel pédagogique. Rencontre avec le père Emmanuel.

Aleteia : Comment avez-vous connu Harambee ?

Père Emmanuel Woudokoui Degol : Je vis à Rome depuis quelques années pour mes études théologiques et en me promenant dans les rues j’ai vu une affiche d’Harambee, une association qui finance des projets en Afrique. Au Cameroun, j’ai co-fondé une association et comme nous avions besoin d’une aide financière pour une bibliothèque, je les ai donc appelés et c’est ainsi que notre collaboration a pu voir le jour.

De quelle nature était votre projet ?

Il s’agissait d’acheter du matériel pédagogique pour le primaire et des livres pour la bibliothèque de l’école publique de Mogong, à l’extrême nord du Cameroun dans cette région qui est la plus pauvre du Cameroun. Nous avions besoin que toutes les classes soient équipées en livres de manière à ce que chaque élève puisse suivre correctement les cours. Harambee nous finance donc à hauteur de 9 500 euros pour l’acquisition des armoires, des livres, de l’installation et de tout le matériel pédagogique dont peut avoir besoin une école primaire.

Quels conseils donner auriez-vous aux autres porteurs de projets, ceux qui voudraient être aidés par Harambee ?

Les dossiers et les formulaires ne sont pas difficiles à remplir car nous avons des projets de petite envergure. Ce qui importe c’est d’être méticuleux avec tout ce qui concerne les prix et les tarifs de ce que nous avons à financer. Harambee fait très attention à toute la partie comptabilité, c’est d’ailleurs une des forces de cette association qui veut aider l’Afrique et les Africains. Ils savent nous donner les conseils nécessaires pour mieux structurer nos projets et c’est une bonne chose.

Quels sont vos besoins à venir pour l’école de Mogong ?

Notre école compte environ 250 enfants entre 5 et 16 ans. Nous avons des salles de classe que depuis l’année dernière car avant nous étions dans des cases, les uns chez les autres, c’est pour cette raison que nous avons eu l’idée de déposer ce dossier et être aidé par Harambee. Nous avons encore beaucoup de choses à construire et qui sait, peut-être encore plusieurs projets avec eux. Ça serait formidable ! Mais en attendant, comme celui-ci n’est pas encore terminé, l’évaluation d’Harambee n’a pas encore eu lieu. Nous ne pouvons proposer qu’un seul projet par an et nous réfléchissons encore à ceux que nous pourrions porter dans les années à venir, ce pourrait être par exemple un accès à l’eau potable ou encore le développement de projets pédagogiques.


Plus d’information sur l’association du père Emmanuel : www.amt-wafa.org/fr
Plus d’information sur Harambee : www.harambeefrance.com

Propos recueillis par Sabine de Rozières. 

(Italiano) Acqua Fonte di Vita: un pozzo nel villaggio di Mogong in Camerun, cofinanziato dalla Chiesa Valdese

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FONTE: www.cipsi.it

Un altro grande traguardo per il CIPSI: sono stati avviati i lavori per la costruzione di un pozzo con pompa elettrica e distribuzione nel villaggio di Mogong, nella regione dell’Estremo Nord del Camerun. “Acqua fonte di Vita” è un progetto coordinato dal CIPSI, realizzato in loco dall’associazione camerunese AMT WAFA, cofinanziato dalla Chiesa Valdese tramite i fondi dell’Otto Per Mille.

L’acqua è una risorsa di inestimabile valore. I suoi benefici sono moltissimi, non solo a livello alimentare ma anche a livello igienico e soprattutto produttivo: è necessaria per le attività agricole e pastorali, quindi risorsa essenziale per migliorare nel lungo termine le condizioni di vita del singolo e, di conseguenza, della comunità di cui fa parte. Questo è ben chiaro al CIPSI, ad AMT WAFA e alla Chiesa Valdese, ecco perché l’ideazione e l’approvazione del progetto hanno suscitato molto entusiasmo.

La presenza in prima linea di un’associazione locale è un fattore imprescindibile per la buona riuscita di un progetto: il team di AMT WAFA (Action Monde pour Tous) è camerunese e conosce molto bene le dinamiche del proprio paese. È entrata nel Coordinamento CIPSI nel 2015, un periodo breve ma caratterizzato da collaborazioni costanti, armoniose e fruttifere, oggi più che mai. Sta seguendo i lavori di costruzione del pozzo con grande attenzione.

I beneficiari del progetto sono gli abitanti del villaggio di Mogong e delle aree circostanti comprese nella regione Estremo Nord del Camerun. Si tratta di una superficie di 500 kmq interamente rurale, priva di servizi di energia elettrica e acqua potabile, fatto salvo per pochissimi pozzi scavati dalla popolazione locale. Questi, essendo poco profondi, non riescono a  fornire acqua in maniera continuata e regolare, soprattutto nei periodi di siccità. I cambiamenti climatici stanno causando una progressiva riduzione di piogge sia in termini temporali che quantitativi. La conseguenza drammatica della scarsità di risorse idriche in questa zona del pianeta ha provocato ingenti danni alle attività agro pastorali, quindi è aumentato il tasso di povertà ed anche il numero di chi emigra per cercare condizioni di vita migliori. L’obiettivo del progetto “Acqua fonte di Vita” vuol essere quello di contrastare la povertà e lo svuotamento dei villaggi rurali attraverso il miglioramento dell’accesso all’acqua per uso alimentare, sanitario, agro-pastorale locale. Il CIPSI è cosciente che i beneficiari di un progetto debbano essere in grado di proseguire in autonomia le attività di cooperazione allo sviluppo, ecco perché grazie alla collaborazione con AMT WAFA sono stati realizzati degli incontri con i potenziali fruitori del pozzo volti alla trasmissione del know how necessario per gestire e manutenere a lungo termine, in autonomia, gli strumenti forniti. La popolazione locale, soprattutto i più giovani, sono stati coinvolti direttamente anche durante l’esecuzione dei lavori di perforazione terrestre e edificazione del pozzo stesso. Il prossimo passo consisterà nella costruzione di un sistema di irrigazione dei terreni circostanti.


Il progetto “Acqua fonte di Vita” è sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

***

A seguire le foto dell’avvio dei lavori e della costruzione del pozzo.

(Italiano) Per Natale quest’anno aiutiamo Padre Emmanuel !!

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POSTED ON 3 DICEMBRE 2014 ON

http://www.orizzontisportivi.it/2014/12/03/per-natale-questanno-aiutiamo-padre-emmanuel/

 

È con vero piacere che pubblichiamo la lettera che ci ha inviato padre Emmanuel.

Padre Emmanuel è un sacerdote della Diocesi di Yagoua Estremo – Nord del Camerun. È studente di Sacra Scrittura(Esegesi biblica) Al Pontificio Istituto Biblico di Roma e Il Responsabile di Collegamento e Partenariato dell’Associazione AZIONE MONDO PER TUTTI / WORLD ACTION FOR ALL abbreviata (AMT/WAFA) è un’opera sociale a scopo non lucrativo.

Una richiesta sincera che arriva dal profondo del cuore dell’Africa e dal cuore di padre Emmanuel.

In un continente come l’Africa dove frequentemente le necessità primarie (bere, mangiare, curarsi, andare a scuola) catalizzano giustamente l’attenzione, abbiamo spesso
difficoltà a far capire quanto sia importante cio’ che cerca di promuovere Orizzonti Sportivi attraverso lo sport e proprio per questo le parole di padre Emmanuel arrivano chiare e convincenti.

Quest’anno per Natale Orizzonti Sportivi ha deciso di focalizzare la sua attenzione su questo progetto. Chiediamo a tutti gli amici di Orizzonti Sportivi di aiutarci ad esaudire almeno in parte il desiderio dei bambini del villaggio di Mogong. Mogong è situato a circa 29 km a nord – ovest di Moutourwa nel nord del Camerun.

Chiediamo materiali, soprattutto palloni ma anche un aiuto economico, piccole offerte che possono essere fatte con bonifico bancario IBAN IT73E0335901600100000004475 – Causale: Mogong, promozione umana integrale o attraverso il nostro Paypal che trovate sul sito.
I materiali possono essere spediti a Orizzonti Sportivi Via Setificio, 16 – 60035 Jesi (AN)
Per qualsiasi informazione contattateci a: info@orizzontisportivi.it

Grazie a tutti e BUON NATALE!!!
Orizzonti Sportivi

 

P. Emmanuel au Vatican

Padre Emmanuel in visita al Vaticano

La lettera di Padre Emmanuel:

 

I giovani, la gioia e lo sport in Africa

Spesso chi parla della bellezza dell’Africa lo fa in riferimento alla natura: le steppe selvagge, i tramonti nella savana, gli animali… Gran parte dei documentari che ci hanno sicuramente affascinato fin da piccoli sono stati girati in Africa e hanno lasciato in tutti un’immagine selvaggiamente poetica del continente nero.

Per me che in Africa ci sono nato e cresciuto, però, la ricchezza più grande che abbiamo la vedo nella gente. So che, visti con gli occhi occidentali, molti nostri costumi possono sembrare strani e vengono classificati come “tribali” da chi ci guarda da dietro una telecamera, con la prospettiva di un documentario. Basta però uno scambio di poche parole con chi in Africa è venuto, non come turista, per capire che l’Africa non si può spiegare: l’Africa va vissuta, una realtà magica!!!

Mogong

Mogong

Un problema non indifferente, dei nostri giorni, riguarda i giovani che, attratti dai miraggi di una vita apparentemente più comoda, lasciano l’Africa per cercare fortuna altrove. Tanti sono i motivi che spingono molti giovani ad abbandonare, forse per sempre, le proprie case: sono motivi politici, economici, familiari… Ma ogni motivazione ha una radice comune: è venuta meno la gioia. La gioia è l’anima dell’Africa e anche Papa Benedetto XVI, nel suo viaggio apostolico in Benin, lo ha ben sottolineato: « …”Il primo è la gioia visibile nei volti della gente, la gioia di sentirsi parte dell’unica famiglia di Dio”; il secondo è “il forte senso del sacro che si respirava nelle celebrazioni liturgiche, caratteristica questa comune a tutti i popoli africani ed emersa, potrei dire, in ogni momento della mia permanenza tra quelle care popolazioni”…Mentre tante famiglie sono divise, esiliate, funestate da conflitti senza fine, siate gli artefici della riconciliazione e della speranza. Con Maria, la Vergine del Magnificat, possiate sempre rimanere nella gioia. Questa gioia sia al cuore delle vostre famiglie e dei vostri Paesi!».

La gioia si può esprimere in tanti modi, ma chi non ha mai visto giocare dei ragazzini per strada fino al tramonto del sole, forse si è perso un’immagine chiara della gioia sulla terra. Ogni tipo di gioco, ogni tipo di sport, ogni tipo di allegria vissuta insieme ci legano alle nostre radici e ci fanno ricordare, quando cresciamo, che il nostro futuro e la nostra gioia è qui e da nessun’altra parte.

Lo sport può aiutare tanti giovani a trovare un ambiente sano, delle amicizie durature e a conoscere meglio se stessi e gli altri; lo sport libera la mente e crea relazioni. Con lo sport possiamo veramente aiutare l’Africa ad essere più Africa e i giovani a preoccuparsi del loro campo…. da calcio.

È questa speranza che ormai, da 11 anni portiamo con un gruppo di amici dell’Associazione Azione Mondo Per Tutti/World Action For All(AMT/WAFA). Il suo scopo è La promozione umana integrale: formare (tecnicamente) le popolazioni (appoggio-consiglio, formazione, studi, montaggio, esecuzione, accompagnamento e valutazione dei micro-progetti) senza distinzione di sesso, di etnia o di confessione religiosa in vista di vivere dignitosamente e di crescere secondo il piano di Dio, perché i giovani Africani vivano dignitosamente sulla loro terra africana senza esporsi all’immigrazione, nella quale tanti perdono la loro vita, la loro storia, la loro terra e le loro famiglie. Attraverso questa azione sociale, vogliamo dare un futuro ai giovani del villaggio Mogong, all’Estreme-Nord del Camerun. In tutto questo, lo sport è visto come il cemento della comunità perché crea legame tra i giovani di diversi villaggi. La stagione del “championnat du village” durante il mese di luglio e agosto è proprio momento di festa a Mogong. 12 squadre di calcio infiammano di gioia la popolazione!

Calcio Squadre

Il nostro sforzo, il nostro obiettivo, adesso, è quello di costruire due campi da calcio per il torneo. Abbiamo raccolto un può di materiale, ma siamo ancora lontani dalla realtà delle necessità. In questo momento, ci serve proprio una mano, per realizzare questo bel progetto. Qualunque gesto è il benvenuto.

Ringraziamo anticipatamente Raffaela e tutti gli amici di “Orizzonti Sportivi – Sport in progress”  che si impegnano col cuore a sviluppare lo sport nel nostro paese.

Con affetto!

Villaggio Mogong

Il villaggio di Mogong

(Italiano) Dalla Cooperazione Internazionale a una Politica della Convivenza

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Barbera (presidente Cipsi): “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente.” Nuove associazioni africane entrano nel CIPSI”.

Roma, 28 novembre 2016 – “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente”. Conclude così Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI– coordinamento di 30 associazioni di solidarietà – la giornata di formazione svoltasi sabato 26 novembre 2016 a Roma nel contesto di un’Assemblea dei Soci CIPSI che ha dato il benvenuto a nuovi Soci, tra cui due Assoiciazioni dell’Africa: Associazione Jurée del Senegal e AMT/WAFA del Camerun.

“La lotta alla povertà in Italia, continua Barbera, ha bisogno di maggiori risorse, di adeguamenti della normativa per un mondo globalizzato che è cambiato. Viviamo in un mondo interdipendente: il nostro ruolo è assumere responsabilità e ripartire dalla comunità locale, da reti territoriali e sociali in modo orizzontale. Il futuro del welfare è partecipato! È urgente anche una nuova economia Sociale e Solidale. La cooperazione Internazionale così come l’abbiamo conosciuta e vissuta negli ultimi decenni, è storicamente finita! È evidente, oggi, che i flussi migratori stanno cambiando la realtà e il volto dei nostri territori, non sono un fatto contingente legato a particolari sconvolgimenti di natura politica, economica o sociale, ma rappresentano invece un elemento strutturale, conseguenza della natura delle relazioni e del sistema economico mondiale globalizzato in cui viviamo, oltre che dei cambiamenti ambientali che stiamo vivendo. L’aiuto a casa loro perché non vengano da noi non può funzionare se non cambia il modello di sviluppo, ma soprattutto la politica di relazione e partecipazione dei cittadini nella costruzione della Polis comunitaria e della gestione del proprio territorio. Accesso ai diritti e ai beni comuni in ugual maniera per tutti i cittadini, in ogni Paese, è l’obiettivo centrale dell’Agenda 2030. Questo ci chiede di superare la sola politica di Cooperazione per sviluppare una Politica della Convivenza. Una politica che parte dal territorio locale per aprirsi al mondo. Una politica che parte dai cittadini e si rivolge ai cittadini. Una politica non di muri, ma di inclusione: non solo di razze, culture e religioni, ma anche di saperi, costumi e tradizioni. Una politica dove la persona non è strumento di produzione, ma portatrice di diritti. Tutto questo e altro, ci proiettano oggi verso una nuova identità della cooperazione, ma anche verso un nuovo ruolo dei cittadini e delle loro varie forme di aggregazione”.

Alla giornata di formazione, svoltasi a Roma presso uno spazio di Altramente, hanno partecipato circa 50 realtà e associazioni di diversi settori, e in particolare sono intervenuti: Augusto Battaglia (Presidente Comunità Capodarco RM, già parlamnetare ed Assessore Regione Lazio), Patrizia Sentinelli (già Viceministro Affari Esteri con delega alla Cooperazione), Jean Fabre (già Vice Direttore ufficio UNDP Ginevra). Nel pomeriggio c’è stata un’animata Tavola rotonda con Maurizio CEI (Consorzio Coeso Empoli), Raffaella Galeone e Mauro Pagnano (Etiket Comunicazione Sociale per NCO – Nuova Cooperazione Organizzata), Letizia Cesarini Sforza (Collegamento Italiano Lotta alla Povertà Cilap–EAPN), Silvia Stilli (Direttrice ARCS e portavoce AOI), Cnca … e molteplici associazioni e soci del Cipsi.

(Italiano) Dalla Cooperazione Internazionale a una Politica della Convivenza

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Barbera (presidente Cipsi): “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente.” Nuove associazioni africane entrano nel CIPSI”.

Roma, 28 novembre 2016 – “La nuova politica della Convivenza inizia da un collegamento permanente tra organizzazioni della società civile di Cooperazione internazionale, Accoglienza migranti, Sociale italiano e tutela dell’Ambiente”. Conclude così Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI – coordinamento di 30 associazioni di solidarietà – la giornata di formazione svoltasi sabato 26 novembre 2016 a Roma nel contesto di un’Assemblea dei Soci CIPSI che ha dato il benvenuto a nuovi Soci, tra cui due Assoiciazioni dell’Africa: Associazione Jurée del Senegal e AMT/WAFA del Camerun.

“La lotta alla povertà in Italia, continua Barbera, ha bisogno di maggiori risorse, di adeguamenti della normativa per un mondo globalizzato che è cambiato. Viviamo in un mondo interdipendente: il nostro ruolo è assumere responsabilità e ripartire dalla comunità locale, da reti territoriali e sociali in modo orizzontale. Il futuro del welfare è partecipato! È urgente anche una nuova economia Sociale e Solidale. La cooperazione Internazionale così come l’abbiamo conosciuta e vissuta negli ultimi decenni, è storicamente finita! È evidente, oggi, che i flussi migratori stanno cambiando la realtà e il volto dei nostri territori, non sono un fatto contingente legato a particolari sconvolgimenti di natura politica, economica o sociale, ma rappresentano invece un elemento strutturale, conseguenza della natura delle relazioni e del sistema economico mondiale globalizzato in cui viviamo, oltre che dei cambiamenti ambientali che stiamo vivendo. L’aiuto a casa loro perché non vengano da noi non può funzionare se non cambia il modello di sviluppo, ma soprattutto la politica di relazione e partecipazione dei cittadini nella costruzione della Polis comunitaria e della gestione del proprio territorio. Accesso ai diritti e ai beni comuni in ugual maniera per tutti i cittadini, in ogni Paese, è l’obiettivo centrale dell’Agenda 2030. Questo ci chiede di superare la sola politica di Cooperazione per sviluppare una Politica della Convivenza. Una politica che parte dal territorio locale per aprirsi al mondo. Una politica che parte dai cittadini e si rivolge ai cittadini. Una politica non di muri, ma di inclusione: non solo di razze, culture e religioni, ma anche di saperi, costumi e tradizioni. Una politica dove la persona non è strumento di produzione, ma portatrice di diritti. Tutto questo e altro, ci proiettano oggi verso una nuova identità della cooperazione, ma anche verso un nuovo ruolo dei cittadini e delle loro varie forme di aggregazione”.

Alla giornata di formazione, svoltasi a Roma presso uno spazio di Altramente, hanno partecipato circa 50 realtà e associazioni di diversi settori, e in particolare sono intervenuti: Augusto Battaglia (Presidente Comunità Capodarco RM, già parlamnetare ed Assessore Regione Lazio), Patrizia Sentinelli (già Viceministro Affari Esteri con delega alla Cooperazione), Jean Fabre (già Vice Direttore ufficio UNDP Ginevra). Nel pomeriggio c’è stata un’animata Tavola rotonda con Maurizio CEI (Consorzio Coeso Empoli), Raffaella Galeone e Mauro Pagnano (Etiket Comunicazione Sociale per NCO – Nuova Cooperazione Organizzata), Letizia Cesarini Sforza (Collegamento Italiano Lotta alla Povertà Cilap–EAPN), Silvia Stilli (Direttrice ARCS e portavoce AOI), Cnca … e molteplici associazioni e soci del Cipsi.