Un point d’eau

Les pays dits du tiers monde ou ceux des pays en voie de développement, avec la coopération internationale comme pilier central, essaient de mettre en place des projets de développement durable dont les principaux bénéficiaires sont les populations des zones rurales vivant dans une extrême pauvreté.

Au Cameroun pays de la zone équatoriale (Afrique Centrale), en 2003, un groupe de jeunes a initié et créé l’Association d’utilité publique à but non lucratif dénommée Action Monde pour Tous/World Action For All.Ce 1erjour de janvier de l’année 2003, à Mogong, arrondissement de Moutourwa, département du Mayo-Kani dans l’extrême-nord, les idées partagées deviennent concrètes pour des actions d’accompagnement des paysans vers leur propre autonomisation. Les idées prennent corps suite aux constats divers : mauvaise production agricole, baisse annuelle de la pluviométrie, analphabétisme, non accès à l’eau potable…

Eu égards à ces tristes constats, l’association s’est définie pour vocation et but, l’encadrement technique intégral des populations sans distinction d’ethnie ou de confession religieuse, afin qu’elles vivent avec dignité et s’épanouissent selon le plan de Dieu sur leur terre. La stratégie d’intervention de l’association se base sur les appuis conseils et formation, les études et montage des projets de développement, exécution et évaluation de ces projets. Œuvrant au service des populations des communes d’arrondissement de Moutourwa et Ndoukoula, la population de ces deux communes est estimée à 70.000 habitants.

La soumission du projet de réalisation d’un point d’eau à vocation agropastorale à CHIESA VALDESE,validée et financée s’est vue la réalisation d’un point d’eau : de la prospection du point d’eau, le fonçage, le soufflage et le nettoyage du site pour les travaux ultérieurs. Ce projet à grande portée, facilitera l’accès à l’eau à la fois pour les usages domestiques, pour l’abreuvage des animaux et pour pallier aux insuffisances d’eau de pluies. Il permettra la mise en place d’une unité de production des cultures maraîchère dans une zone aride en pleine saison sèche. Les productions maraîchères vendues permettront à l’association d’élargir son éventail des groupements paysans accompagnés.

(Italiano) Questa è l’Africa

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di Guido Barbera tratto da Solidarietà Internazionale – www.cipsi.it

Villaggio di Mogon, Regione di Morua, Nord Camerun. Sabato 11 luglio, ore 19,30. Scendo dalla jeep che mi ha portato al villaggio lungo una strada sterrata della savana, allagata dalla prima grande pioggia. Acqua e fango hanno reso molto difficile la guida dell’autista, ma non hanno fermato la gente del villaggio. Già a oltre due chilometri dal villaggio alcune moto erano in attesa del mio arrivo. Subito dopo alcuni giovani su vecchie biciclette, poi bambini, donne, anziani, tutti festosi, con canti e danze, agitando rami di alberi con poche foglie.

Il villaggio è senza luce. Non esiste energia elettrica. Per l’acqua, un solo pozzo costruito da un’associazione di giovani locali con l’aiuto della Fondazione Betlemme, costituita da Padre Danilo dei missionari del Pime. Il villaggio di 35mila abitanti è in festa. Danze e canti si protraggono fino a notte tarda. La gente in una lunghissima fila è davanti alla porta della casa che mi ospita per salutarmi. Mi portano un piatto con una grossa “palla” di polenta bianca accompagnata da “bullon” – piccoli pezzetti di carne in una salsa di foglie e pomodori. Mi spiegano che quando si cucina, si mette sempre da parte un po’ di polenta e qualcosa da mangiare per l’ospite che può arrivare inatteso. Se non arriva nessuno, il mattino seguente i bambini lo mangiano.

Questa accoglienza mi turba. Mi sconvolge. La mia testa corre a quanto ho lasciato in Italia. A chi vuole sparare sui gommoni per evitare che la gente arrivi in Italia, a chi non li vuole, a chi li condanna, a tutte le ipocrisie, di destra e di sinistra, che pesano sulla vita e sulla dignità di migliaia di esseri umani. Mi fermo a parlare con i saggi dei villaggi, con i capi villaggio, con i sindaci e i prefetti. Tutti mi ripetono la stessa cosa: “i nostri villaggi invecchiano. Non sappiamo più come trattenere i giovani. Sono spaventati dai terroristi di Boko Haram. Non c’è energia elettrica nei villaggi e non possono neppure ricaricare i loro telefoni. Non possono avere un computer, per questo partono. Per questo cercano l’Europa. Per questo muoiono nei vostri mari. E voi, cosa fate?”. Già, cosa facciamo noi? Cosa fa la cooperazione? Cosa fa il nostro Paese? Sinceramente provo vergogna di fronte a una politica che vede e vuole la cooperazione, come promozione delle nostre imprese e dei nostri interessi all’estero.

La promozione dell’approccio “Pubblico-Privato” non è niente altro che una nuova forma di colonizzazione dei potenti sugli sfruttati. Per questo la nuova legge italiana per la cooperazione è nata vecchia, e non serve alla tutela dei diritti e dei beni comuni dell’umanità. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo vi sono 232 milioni di migranti internazionali. Il numero di lavoratori migranti è raddoppiato rispetto al decennio precedente, con una maggioranza di giovani tra i 20 e i 35 anni. I migranti fuggono da guerre e persecuzioni. Ma fuggono anche, e soprattutto, dalla povertà, per cercare migliori opportunità economiche, come i giovani che ho incontrato in Camerun. Sono diventato rosso di vergogna, quando ho dovuto dire ai capi villaggio, ai sindaci e alle varie autorità che il Camerun non è “un Paese prioritario” per la cooperazione italiana.

Non ci sono contributi per loro. Non hanno neppure più la presenza e la collaborazione dei volontari e dei giovani in servizio civile, fatti rientrare per motivi di sicurezza. Non basta, caro presidente del Consiglio, andare ai Summit in Africa – Addis Abeba, 18 luglio – e dichiarare che “la vera sfida non è solo salvare vite umane ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive di lavoro qui. La gente scappa da una condizione di povertà e persecuzione. Noi dobbiamo fare di più. Dobbiamo investire nella cooperazione”. Come si può, in Africa, dichiarare di voler situare l’Italia al terzo – quarto posto tra i paesi più attivi nella coope- razione allo sviluppo entro il prossimo triennio, quando da vent’anni la nostra cooperazione ha abbandonato la cooperazione. Ha abbandonato i più poveri! Prima di pensare alla cooperazione come promozione delle imprese per la creazione di posti di lavoro, dobbiamo pensare alla cooperazione come garanzia dell’economia familiare e sociale, perché è questa a garantire la capacità di sopravvivenza della maggior parte dell’umanità. Basta poco, il microcredito lo dimostra, a garantire un futuro e il mantenimento della propria dignità a milioni di persone. Dobbiamo smetterla però con falsità, interessi e ipocrisie.

Dobbiamo smetterla di usare i media per diffondere false informazioni e costruire una cultura dell’odio, del rifiuto, del conflitto. Mi vergogno, come cittadino e come giornalista, di tutti coloro che usano la tragica sofferenza dei rifugiati, profughi e migranti, per fini politici e di campagna elettorale.

Ho sempre pensato alla politica come risposta e garanzia ai cittadini. Oggi la vedo solo più come strumento di divisione, conflitto e interesse dei centri di potere. E allora non mi resta che tornare alla mia Africa, sperando che non si lasci trasformare dai pinocchi italiani ed europei. Grazie Africa.

Un prêtre au service de la région la plus pauvre du Cameroun

Source: https://fr.aleteia.org/2017/05/09/un-pretre-au-service-de-la-region-la-plus-pauvre-du-cameroun

Le père Emmanuel Woudokoui Degol est en année doctorale à l’université pontificale Angelicum à Rome. Prêtre du diocèse de Yagoua dans l’extrême nord du Cameroun, il a co-fondé l’association Action Monde pour Tous dont objectif est de permettre aux jeunes de vivre dignement sur leurs terres sans être contraints de partir en exil ou de contribuer à l’exode rural. Dans ce cadre-là, il a été aidé financièrement par l’association Harambee pour doter l’école primaire de Mogong-Moutourwa d’une bibliothèque scolaire et de matériel pédagogique. Rencontre avec le père Emmanuel.

Aleteia : Comment avez-vous connu Harambee ?

Père Emmanuel Woudokoui Degol : Je vis à Rome depuis quelques années pour mes études théologiques et en me promenant dans les rues j’ai vu une affiche d’Harambee, une association qui finance des projets en Afrique. Au Cameroun, j’ai co-fondé une association et comme nous avions besoin d’une aide financière pour une bibliothèque, je les ai donc appelés et c’est ainsi que notre collaboration a pu voir le jour.

De quelle nature était votre projet ?

Il s’agissait d’acheter du matériel pédagogique pour le primaire et des livres pour la bibliothèque de l’école publique de Mogong, à l’extrême nord du Cameroun dans cette région qui est la plus pauvre du Cameroun. Nous avions besoin que toutes les classes soient équipées en livres de manière à ce que chaque élève puisse suivre correctement les cours. Harambee nous finance donc à hauteur de 9 500 euros pour l’acquisition des armoires, des livres, de l’installation et de tout le matériel pédagogique dont peut avoir besoin une école primaire.

Quels conseils donner auriez-vous aux autres porteurs de projets, ceux qui voudraient être aidés par Harambee ?

Les dossiers et les formulaires ne sont pas difficiles à remplir car nous avons des projets de petite envergure. Ce qui importe c’est d’être méticuleux avec tout ce qui concerne les prix et les tarifs de ce que nous avons à financer. Harambee fait très attention à toute la partie comptabilité, c’est d’ailleurs une des forces de cette association qui veut aider l’Afrique et les Africains. Ils savent nous donner les conseils nécessaires pour mieux structurer nos projets et c’est une bonne chose.

Quels sont vos besoins à venir pour l’école de Mogong ?

Notre école compte environ 250 enfants entre 5 et 16 ans. Nous avons des salles de classe que depuis l’année dernière car avant nous étions dans des cases, les uns chez les autres, c’est pour cette raison que nous avons eu l’idée de déposer ce dossier et être aidé par Harambee. Nous avons encore beaucoup de choses à construire et qui sait, peut-être encore plusieurs projets avec eux. Ça serait formidable ! Mais en attendant, comme celui-ci n’est pas encore terminé, l’évaluation d’Harambee n’a pas encore eu lieu. Nous ne pouvons proposer qu’un seul projet par an et nous réfléchissons encore à ceux que nous pourrions porter dans les années à venir, ce pourrait être par exemple un accès à l’eau potable ou encore le développement de projets pédagogiques.


Plus d’information sur l’association du père Emmanuel : www.amt-wafa.org/fr
Plus d’information sur Harambee : www.harambeefrance.com

Propos recueillis par Sabine de Rozières.